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Il caffè d'orzo è uno dei sostituti più apprezzati del classico espresso, generalmente consumato da chi soffre di patologie cardiache o, comunque, è costretto a scegliere un'alternativa alla bevanda tradizionale. Ma com'è composto, e quali differenza ha con l'espresso che siamo abituati a bere tutti i giorni a casa o al bar?

Caffè d'orzo

Come quello tradizionale, anche il caffè d'orzo va consumato in quantità moderate per evitare problemi di salute (si parla di 2-3 tazzine al giorno). A differenza dell'espresso, però, il caffè d'orzo non contiene caffeina, quindi non è un eccitante ed evita l'insorgere di patologie cardiache o ipertensive. L'unico problema che si potrebbe riscontrare riguarda i celiaci, in quanto l'orzo, come tutti i cereali, contiene glutine e potrebbe provocare intolleranze o problemi gastro-intestinali. 

Negli anni passati si è spesso classificato il caffè d'orzo come alimento da evitare, ma per quale motivo? Alla base di tutto c'è l'acrilamide, sostanza che si forma dall'amido dei chicchi d'orzo e che, a lungo andare, fa male. Naturalmente, come riportato in precedenza, molto dipende dalle quantità assunte giornalmente: superare il numero di tazzine consigliate non è mai una buona idea, specie in soggetti considerati già a rischio. 

La storia della bevanda

Il caffè d'orzo è una bevanda molto antica che deriva dal trattamento ad alte temperature dei chicchi d'orzo. Le sue origini non sono ancora molto chiare, in quanto c'è chi le attribuisce al Tibet e chi alle zone dell'attuale Israele o Giordania. La bevanda ebbe molto successo durante la seconda guerra mondiale, quando il caffè tradizionale era molto difficile da trovare e l'orzo rappresentava un'importante fonte di carboidrati per gli uomini impegnati in battaglia. Ad oggi può essere preparato sia con la moka che infuso in acqua bollente, ma esistono anche delle macchine da caffè create esclusivamente per la preparazione del caffè d'orzo. 

Tags: orzo caffè